Stretta di mano tra Berlusconi e Lukashenko Il fuori onda di Fini, insignificante sul piano dei contenuti avendo riguardato in parte posizioni già note del Presidente della Camera, ed in parte banali considerazioni sulla necessità che i giudici siano scrupolosi nella ricerca dei riscontri alle dichiarazioni di pentiti, ha fatto passare in second'ordine, o fatto scomparire del tutto quella che, probabilmente, è la notizia più importante di questi giorni: il viaggio di Berlusconi in Bielorussia. A questo punto occorre prendere atto della assoluta schizofrenia della politica estera italiana: viaggi di affari in Russia nelle baite di Putin; viaggi di affari in Dubai in compagnia di imprenditori amici; viaggi non meglio definiti in Bielorussia ad omaggiare un leader squalificato dall'enclave internazionale e rappresentativo di un regime repressivo ed antidemocratico. Una politica estera incomprensibile! A meno che i viaggi non testimonino di una diplomazia degli affari che è fatto normalmente positivo per un sistema economico, ma che nel caso in specie è macchiata indelebilmente da un palese conflitto di interessi. La visita ad Aleksandr Lukashenko assume peraltro contorni incerti e sui quali pesa notevolmente l'ombra del sospetto: il dittatore ha regalato a Berlusconi gli archivi dei soldati italiani dispersi in Russia. Una pagina importante della nostra memoria storica, sol che pensi al mio nome: Vincenzo, come quello di Vincenzino Rizza, modicano disperso in Russia, del quale, mi auguro, avrò notizie utili per recuperare il corpo, visto che alla sua memoria debbo le mie generalità. E se fosse vero che, oltre agli elenchi dei dispersi sono state consegnate altre carte utili ad introdurre nuovi veleni nella nostra vita politica e democratica? Ma di quale politica estera stiamo parlando? Ed il bilancio mi sembra negativo anche in politica interna. A queste considerazioni, infatti, bisogna aggiungere che da due anni non si sente parlare d'altro che di compleanni, di festini, di prostitute. Di processi. Da due anni si parla solo di processi e di giudici come nemici dell'umanità. Di immunità, di lodi, di prescrizioni su misura. Ma è un paese democratico il nostro? E' un paese normale? Anch'io, se potessi e se la mia tarda età non me lo sconsigliasse, sarei pronto ad andarmene! E dire che tutto sommato mi ero fatto una ragione della vittoria elettorale di Berlusconi e del centro destra: avrebbero riformato il sistema in senso liberale. Avrebbero messo mano all'abbassamento delle tasse; avrebbero incoraggiato gli imprenditori sani ad investire la loro vita ed i loro capitali in imprese capaci di competere in innovazione con le economie new global. Prevedevo che avrebbero ulteriormente liberalizzato il mercato del lavoro, ma che questo era il prezzo da pagare. Niente di tutto questo! E ci tocca inseguire di giorno in giorno le fantomatiche riforme del processo penale, le barzellette del leader sulla mafia, le dichiarazioni ignobili di un pentito di mafia o del figlio di Ciancimino, le esternazioni delle veline sulla potenza sessuale del Papi. Quali riforme, Dott. Berlusconi?
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